Essere dei buoni antenati si può, come dimostra la vicenda del passaggio generazionale del periodico sardo.
Nel suo libro “Come essere un buon antenato”, delle Edizioni Ambiente, il filosofo ricercatore britannico Roman Krznaric propone una serie di idee illuminanti per tutti coloro che si preoccupano dell’eredità che lasceranno, in una logica di utile applicazione di un pensiero a lungo termine che dovrebbe poter favorire l’uscita dalle crisi che stiamo vivendo. Partendo da queste considerazioni, mi sono avvicinata con grande interesse alla vicenda del passaggio generazionale che sta avvenendo nel quindicinale “La Gazzetta del Medio Campidano”, il giornale sardo che ho imparato a conoscere frequentando stabilmente (e non da turista) quelle zone, con il quale collaboro dal 2021 e con il quale ci sono scambi anche con Caos Management.
Una storia personale in un contesto a continuo rischio di isolamento sociale e culturale
Per capire meglio la vicenda si è resa necessaria una chiacchierata con Gian Paolo Pusceddu, storico direttore responsabile della testata, ma anche storico giornalista de l’Unione Sarda, dove ha vissuto una gran parte del suo lungo iter professionale, che tuttora prosegue. Gian Paolo ha iniziato a scrivere il suo primo articolo a 17 anni, per “Il Tempo” di Roma, ha poi proseguito agli inizi degli anni ’70 con la collaborazione a “TuttoQuotidiano”, venendo poi assunto, a marzo del 1983, come corrispondente territoriale per l’Unione Sarda di Guspini (Sud Sardegna), sulla cui centralità torneremo più avanti. Dobbiamo ricordare che gli anni tra i ’60 e gli ’80 rappresentano un periodo particolarmente significativo della storia della Sardegna, perché è allora che avviene una grande accelerazione dell’industrializzazione, con la creazione delle famose “cattedrali nel deserto”, che ha avuto ricadute significative nell’ambito economico e sociale e particolarmente significative nell’informazione. Infatti, l’acquisizione da parte di Nino Rovelli, proprietario della Sir, dei due maggiori quotidiani, l’Unione Sarda e La Nuova Sardegna, ha creato un monopolio informativo, un esempio unico per quei tempi, a maggior ragione perché si trattava dei media di un’isola già isolata.
Tutto questo percorso e anche tutte le lotte di giornalisti, tipografi e impiegati amministrativi sono ben raccontate nel libro a cura di Sandro Ruju, dal titolo “La Nuova Sardegna ai tempi di Rovelli”, che abbiamo voluto comunque consultare e dove è possibile approfondire.
Un crescendo di autonomia e di micro-imprenditorialità: il caso de La Gazzetta del Medio Campidano
In questa storia il paese di Guspini ha ricoperto e ricopre un ruolo particolare, perché oltre ad essere uno dei due comuni su cui insistevano tutte le attività delle Miniere di Montevecchio, alla fine degli anni ’90 vantava 12.000 abitanti ed era uno dei centri più importanti della zona del Medio Campidano. Non a caso si era sviluppato un progetto da parte dell’Unione Sarda di aprire una redazione locale proprio a Guspini, spostata poi a Sanluri, che nel frattempo era diventata capoluogo di provincia. Ma questo solo per un breve periodo, avendo chiuso dopo solo un anno e mezzo.
Gian Paolo Pusceddu, però ha sempre mantenuto il suo ruolo di responsabile della pagina del Medio Campidano del quotidiano, avendo contemporaneamente l’offerta di diventare direttore responsabile de La Gazzetta del Medio Campidano, quindicinale, che ha iniziato le sue pubblicazioni il primo gennaio 1999, nato dalla volontà del Consorzio Industriale di Villacidro che lo ha sostenuto fino al passaggio di proprietà proprio a Gian Paolo Pusceddu e alla sua compagna di avventure e moglie, Antonietta Nolli, da quel momento amministratore unico di Media Tre Editrice.
«Sono stati anni gloriosi quelli”, ricorda con entusiasmo Pusceddu, “di fatiche, ma anche di grande passione condivisa a vari livelli con un gruppo di giovani collaboratori territoriali, molti dei quali rappresentano ancora oggi la struttura portante de La Gazzetta. Oltre alla pubblicazione del quindicinale cartaceo, andato poi successivamente anche online per renderne più appetibile la lettura ai più giovani, la Media Tre Editrice gestiva ambiziosi progetti di comunicazione (uno su tutti quello con Enel, ricorda Pusceddu) e pubblicava anche una serie di libri».
Negli anni 2005-2006 e negli anni del Covid l’azienda ha dovuto far fronte ad alcune difficoltà, ma non è mai venuta meno la volontà di tenere in vita uno strumento di informazione che conta sulla fiducia dei suoi lettori che possono trovare La Gazzetta in abbonamento, nelle edicole, direttamente presso la redazione e online.
Come essere un buon antenato: la scelta del passaggio generazionale
Ma ecco farsi avanti nella mente – e nel cuore – di Gian Paolo Pusceddu e di Antonietta Nolli, proprio in occasione dell’anniversario dei primi 25 anni di attività, un’idea davvero significativa che porterà a una svolta “epocale” del giornale: quella di cedere la proprietà al gruppo “storico” dei collaboratori, con il compito di portare avanti l’impresa con una nuova visione e un nuovo coinvolgimento.
Dopo una serie di riunioni e di incontri allargati tra l’autunno del 2024 e l’inizio del 2025, per spiegare il progetto si è arrivati a definire in maniera chiara e trasparente i diversi ruoli a livello della gestione aziendale, senza nulla togliere alla continuità in termini di contributi redazionali.
«Sono stati spiegati tutti gli aspetti del processo produttivo e della distribuzione del giornale”, spiega Pusceddu, “senza dimenticare l’importante aspetto della raccolta pubblicitaria che non può assolutamente venire meno».
Il salto culturale e di impegno personale richiesto ai nuovi soci che hanno deciso di scommettere su questa nuova avventura micro-imprenditoriale è notevole (nulla è scontato!!) e prevede un affiancamento da parte di Pusceddu e di Nolli in qualità di mentori per il periodo necessario a renderli indipendenti.